Visti da noi

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Giornale online dell'Istituto Comprensivo Cavalieri Milano Scuolamusicale
Visti da noi A scuola Sconfinamenti Ambienti@moci Scuolamusicale

 

 

Sogni di diventare un fantastico attore? Un famoso regista? Oppure sei un appassionato di cinema? Di teatro ?
Qui troverai tutto sugli spettacoli visti da noi.
Dai più commoventi a quelli che ci fanno piegare dalle risate, da quelli storici a quelli futuristici.

... perché in fondo la scuola non è solo libri ...

     
     
     
    Occhio alla torta
   
  Di Alice Asnaghi 1E   Di Sofia Casella 1E
  Cos'è Scratch?

Scratch è una applicazione che permette di fare i rpimi passi verso il mondo del Coding, ovvero programmare divertendosi.

Cosa si può fare con Scratch? Scratch è utilizzabile per realizzare simulazioni che spaziano dalla matematicaalla scienza, visualizzazione di esperimenti, creazione di animazioni, musica e semlici giochi. Dove si può trovare Scratch? Scratch è disponibile per Windows, Mac, iOS e Android, ed è totalmente gratuito.

Questo è il link per scaricarlo https://scratch.mit.edu/

 

Un giorno re Cervello diede una grande festa nella sala principale della nuca, la stanza era addobbata benissimo ghirlande scendevano dal soffitto, festoni attaccati alle pareti tutto questo per la figlia prediletta di re Cervello, Mano.

Ammirata da tutti gli uomini del corpo umano, la fanciulla era molto amica del signorino Occhio. Occhio era figlio di re Cervello e la signora Orecchia perché dovete saper che tutte le parti del corpo umano erano figli di re Cervello. Mano era figlia di re Cervello e la signora Cuore ,una nobildonna dal Cuore d’oro.

Il giorno della festa arrivo presto e tutte le parti del corpo erano state invitate. La signora Cuore era nota per le sue torte buonissime ma nessuno le aveva mai assaggiata tranne re Cervello e Mano. Al momento della torta tutti erano in fermento quando dalla cucina usci la torta tutti gli invitati rimasero ammutoliti. Voi non avete idea era la torta più brutta che tutti gli invitati avessero mai visti,tutti furono obbligati dalla signora Cuore ad assaggiarla, tutti tranne uno,Occhio. Sapete cosa disse: ”Io non la mangerò mai. Potrà essere anche deliziosa ma è troppo brutta per essere mangiata".

È per questo che da quel giorno si dice: anche l'Occhio vuole la sua parte.

   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
  Nella nostra scuola ci sono eventi che riguardano Scratch: un concorso di animazioni con Scratch e i Sabati della robotica, in cui viene spiegato in modo pratico e divertente tutto quello ce si può fare con Scratch  
   
   
 

Il bambino con il pigiama a righe

 
  Di Feancesca Ferro 2°A  
   
   
   
   
     
    999 - Una collezione di domande sull'abitare contemporaneo
    Di Sofia Bioldrini 1°E
   
   
   
   
   
   
   
 

L’autore John Boyne è nato in Irlanda nel 1971.Boyne ha studiato al Trinity College di Dublino e all’Università dell’East Anglia di Norwich. Questo romanzo, che narra l’amicizia tra Shmuel e Bruno, è stato tradotto in 32 paesi e ha fatto commuovere milioni di persone. L’opera ha ispirato anche un famoso film: The boy in the striped pyjamas.Di questo libro mi è piaciuta molto la struttura, perché tra due capitoli importanti c’è un capitolo ‘di riposo’, che ti aiuta a ragionare su quello che hai letto e a capirne il significato. Il libro mi ha attirato perché è diverso da tutti gli altri libri che ho letto sulla Shoah. Il narratore infatti non parla dei sentimenti di Shmuel, che sta vivendo in prima persona la prigionia in un campo di concentramento, ma la storia è raccontata dal punto di vista di un ragazzo tedesco che non capisce e soprattutto che non può nemmeno immaginare quello che stesse succedendo nel lager vicino a casa sua. In alcuni passaggi del libro, Bruno è davvero tanto ingenuo, e questo aspetto del personaggio mi ha dato un po’ fastidio, ad esempio quando dice a Shmuel che dalla sua parte la vita era molto più noiosa, oppure quando gli dice che i soldati vogliono curare le persone malate che sono nel campo. Questo mi ha dato fastidi perché io socosa è successo e mi sembra scontato saperlo, ma andando avanti nella lettura ho capito che Bruno ha delle idee in testa da bambino di otto anni ed è solo quando entra nel campo che afferra la realtà delle cose. A quel punto, però, sarà troppotardi.

La fine mi ha commosso: dopo che Bruno si è messo il pigiama a righe e dopo aver oltrepassato la rete mi è salita l’ansia. Bruno voleva aiutare Shmuel a cercare suo padre pensando di tornare a casa come tutti gli altri giorni, ma alcuni soldati li raggruppano con altri uomini e donne per portarli in uno stanzone. C’è tanta confusione lì e i due  bambini non capiscono più niente, cercano di parlarsi ma non si sentono, si prendono la mano, la luce va via, si fa caldo ma i due sono ancora mano nella nella mano.

Questo finale mi ha commosso tanto, soprattutto perché è scritto benissimo: non viene detto esplicitamente come i due bambini muoiono, ma si capisce benissimo. Non posso credere che ci sia stata e che ci sia ancora tanta crudeltà nel mondo.
 
   
   
   
   
   

Alla Triennale di Milano è stata allestita una mostra dal titolo “999 domande sull’abitare contemporaneo” che ho avuto l’opportunità di visitare. Aveva come argomento la casa. Come faremmo se nelle nostre case non ci fosse l’energia?

Era una delle tante domande che erano scritte nella prima sala della mostra. Erano interessanti per riflettere. Senza energia io, personalmente, non saprei proprio come fare! Pensate a una vita senza elettricità; sarebbe MOLTO impegnativa! Nelle altre sale dell’esposizione venivano sottoposti ai visitatori molti aspetti della nostra vita; riprodotte stanze delle nostre case con particolari diversità. Un esempio era un normale salotto con divano, mensole e quel che ci vuole, l’unica differenza che poteva esserci con il nostro era che il pavimento era costituito da sabbia! C'era una cucina molto moderna, costruita con una grande inventiva. Attorno ad un sostegno verticale ruotavano delle mensole che sostenevano lavandino, ornelli e appoggi vari! Molte erano le esperienze che si potevano vivere.

Una che ho personalmente provato è stata un’avventura in un mondo virtuale dove si potevano esplorare spazi mai visti prima oppure, ascoltare poesie da delle cuffie sostenute da un filo proveniente dal soffitto. Molte erano le idee di “casa” che in un giorno qualsiasi a noi non verrebbero mai in mente ma quando le vediamo sembrano illuminarci.

Prima di affermare di conoscere bene il significato della parola “casa” bisognerebbe vivereun’esperienza del genere perché, per quanto possa sembrare irrilevante, stravolge le idee che tutti noi ci siamo fatti di quello spazio, di quel posto dove passiamo tanto tempo della nostra vita, di quel luogo che ci accoglie: la nostra, unica, immancabile e insostituibile Casa.
   
   
   
   
   
   
   
   
   
 
   
   
   
   
   
   
   
 
  La fine di "Non chiudere gli occhi"  
  di Sara Guardamagna, Ludovica Tremolada, Doaa Younes, Marco Visauan & Enthry Pareschi 3°F  
   
  Le terze della nostra scuola che hanno letto “NON CHIUDERE GLI OCCHI” alla fine della lettura hanno incontrato l'editor Ludovica Cima e partecipato ad un concorso a piccoli gruppi divisi nella classe che hanno riscritto la fine del libro…le persone che hanno vinto facevano parte di un gruppo della 3^F e sono: Sara Guardamagna, Ludovica Tremolada, Doaa Younes, Marco Visauan & Enthry Pareschi.

ECCO A VOI LA FINE… Gio e Nico camminavano lentamente, uno dietro l’altro, intrufolandosi tragli sterpi, quando avvertirono un odore nauseabondo.

“Ma che schifo è?” disse Nico con espressione inorridita.

“L’hai detto tu, uno schifo.” Nico e Gio accelerarono il passo.

“Hei Gio, volevo chiederti...sì, insomma, quando avremo salvato il bambino...” Nico non terminò la frase, perché ad interromperlo fu un rumore sordo. Il ragazzo si girò immediatamente e non avvertendo la presenza di Gio, tirò fuori la torcia dal suo zaino. “Gio?” Accese la torcia. “Gio? Ci sei?”

“Sono qui...” La voce di Giovanni era bassa e soffocata. A Nico bastò un movimento del braccio perché il fascio di luce illuminasse il punto in cui Gio era seduto a terra scomposto. Nico percorse quei pochi metri in un paio di secondi.

“Che è successo?” chiese allarmato. Gio fece un paio di respiri profondi.

“Lì c'era una pozzanghera o una macchia d’olio, non lo so...”Un altro respiro. “Non l’ho vista in ogni caso.” Nico buttò un’occhiata di sfuggita alla fine del tunnel. “Ok andiamo, ti aiuto ad alzarti.” Gio provò a tirarsi su, quando avvertì una fitta al ginocchio.

“No, non ce la faccio.” Nico sgranò gli occhi. “E quindi? Che cavolo facciamo?” Giovanni sembrava pensieroso. Nico si chiese come fosse possibile che l’amico fosse così riflessivo in un momento del genere.

“Vai avanti, ci vediamo qui” concluse Gio dopo un tempo che a Nico sembrò interminabile. Come risposta lui scosse la testa.

“Non ti lascio qui da solo, scordatelo amico.” Per la prima volta Nico ebbe paura. Si sentì come l’amico quando restava solo al buio, completamente perso in quell’idea assurda di lasciarlo lì.

“Per favore, Nico. Cosa vuoi che mi succeda qui? Non c’è nessuno.” Gio sperava che Nico per un attimo, uno soltanto, dimenticasse il bene che si volevano da sempre. Spalancò gli occhi e glielo domandò di nuovo.

“Mi fido di te, so che andrà tutto bene.” Nico non disse niente. Le parole non gli uscivano dalla bocca per la prima volta. Tese la mano e Gio gliela strinse. Poi si incamminò verso la fine del tunnel.

LO SCHIANTO Erano passati pochi minuti da quando Nico era uscito dal tunnel. E Gio cominciò ad avvertire la paura. Era la solita paura di sempre. Il buio. Nico si era portato via la torcia. Gio aprì gli occhi più che poté per cercare di vederci qualcosa ma invano. Cercò di abbandonarsi all’idea che finché Nico non fosse tornato avrebbe dovuto abituarsi a non vedere nulla, quando sentì un terrificante, fortissimo schianto. Rabbrividì. Subito dopo silenzio di tomba. Aspettò pochi secondi. Poi decise di trascinarsi fuori dal tunnel. Che fosse successo qualcosa a Nico? Non poteva permettersi di restare lì a far niente. Quello che vide gli gelò il sangue nelle vene. Davanti a lui c’era un auto o meglio, ciò che ne rimaneva. Gio si tirò su con molta fatica e provò ad avvicinarsi. Avrebbe voluto non farlo. Davanti a lui giaceva inerte un uomo, gli occhi erano spalancati ma spenti.

“E’ morto” sussurrò Gio con orrore. Si rese conto che in qualche modo gli era familiare quel viso. “Il padre di Giorgio” disse tutto di un fiato.Cercò di non entrare nel panico. Fuori dall’auto erano cadute bottiglie di birra.Dunque era ubriaco. Guardò per terra e vide un cellulare vecchio e rovinato, ma non rotto. Gio non sapeva come funzionassero quei telefoni, ma si accorse subito che sullo schermo c’era un numero di telefono e che una chiamata era in corso. Dall’altro capo non sentì nulla. Che la linea fosse disturbata? o caduta? Gio si sedette, raccolse il telefono e cercò di capire con chi stesse parlando l’uomo. Toccò qualche tasto a caso e il telefono tornò alla schermata principale. Giovanni in quell’istante capì. Sullo schermo era ferma un’immagine dell’uomo con la moglie. Che stesse parlando con lei e, ubriaco, si fosse schiantato? Ma cosa aveva potuto dire la moglie che lo avesse scioccato tanto da fargli perdere il controllo? Le bottiglie di birra erano due, dunque sufficienti per una sbronza al massimo. Gio ricordava quando suo padre ne beveva due. Era ancora abbastanza cosciente, di solito. Si guardò intorno sperando che non arrivasse nessuno e invece manco con un tempismo da film Nicola e il piccolo Giorgio comparvero dal bosco.

“Gio!!!” Nico correva. “Gio non sai quello che ho...” Nico si bloccò di colpo. “Merda” disse. Il piccolo Giorgio avanzò di qualche passo, noncurante. Non appena vide il corpo del padre, urlò. Cacciò un urlo acuto e stridulo. Nico rabbrividì. Il bimbo si avvicinò e alla vista del cadavere inerte cominciò a piangere. Nico si avvicinò a Gio che era rimasto fermo a guardare la scena.

“E non è la cosa peggiore” disse Nico. Gio lo guardò senza capire.

“Abbiamo trovato il nostro ladro.” Gio guardò il corpo, poi Nico, poi il corpo. L’amico annuì “E’ stato lui?” chiese Gio.“C’è una piccola casa, più avanti. Il bimbo era in cantina. Ho trovato delle stampe di messaggi tra lui e la moglie dove l’uomo le confessava tutto.” Gio aggrottò le sopracciglia. “Credo volesse consegnarsi.” Nico guardò il telefono per terra. “Le stampe forse erano state fatte perché la colpa non ricadesse più su Anselmo.” Gio raccolse il telefono. “Chiama Stefano. Credo che avrà una grande storia da raccontare sul giornale, questa volta.” Stefano arrivò in auto in pochi minuti. “Salite, forza. Ho chiamato la polizia venendo qui.” Gio e il piccolo Giorgio salirono in auto. Nico li seguì.“Siamo stati bravi, eh?” disse Nico con un mezzo sorriso. “Dei veri campioni. Abbiamo risolto l’indagine, salvato un bambino...” Nico sorrise, “conquistato Alice.

” Gio arrossì. “Non cambierai mai, vero?” Lui scoppiò a ridere.

“No, penso di no!”

 
   
   
   
   
   
   
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
       

 

 

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